Papa Francesco Lettura Udienza GeneraleL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.30 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sul tema: “Guarire il mondo”, ha incentrato la sua meditazione sull’argomento “La destinazione universale dei beni e la virtù della speranza” (Lettura: Dt 14,28-29; 15,1.4-5).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Davanti alla pandemia e alle sue conseguenze sociali, molti rischiano di perdere la speranza. In questo tempo di incertezza e di angoscia, invito tutti ad accogliere il dono della speranza che viene da Cristo. È Lui che ci aiuta a navigare nelle acque tumultuose della malattia, della morte e dell’ingiustizia, che non hanno l’ultima parola sulla nostra destinazione finale.

La pandemia ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Alcuni possono lavorare da casa, mentre per molti altri questo è impossibile. Certi bambini, nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro.

Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata. È il frutto di una crescita economica iniqua - questa è la malattia: il frutto di una crescita economica iniqua - che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Ripeto questo perché ci farà pensare: pochi ricchissimi, un gruppetto, possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Questa è statistica pura. È un’ingiustizia che grida al cielo! Nello stesso tempo, questo modello economico è indifferente ai danni inflitti alla casa comune. Non si prende cura della casa comune. Siamo vicini a superare molti dei limiti del nostro meraviglioso pianeta, con conseguenze gravi e irreversibili: dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico fino all’aumento del livello dei mari e alla distruzione delle foreste tropicali. La disuguaglianza sociale e il degrado ambientale vanno di pari passo e hanno la stessa radice (cfr Enc. Laudato si’, 101): quella del peccato di voler possedere, di voler dominare i fratelli e le sorelle, di voler possedere e dominare la natura e lo stesso Dio. Ma questo non è il disegno della creazione.

«All’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2402). Dio ci ha chiesto di dominare la terra in suo nome (cfr Gen 1,28), coltivandola e curandola come un giardino, il giardino di tutti (cfr Gen 2,15). «Mentre “coltivare” significa arare o lavorare [...], “custodire” vuol dire proteggere [e] preservare» (LS, 67).Ma attenzione a non interpretare questo come carta bianca per fare della terra ciò che si vuole. No. Esiste «una relazione di reciprocità responsabile» (ibid.) tra noi e la natura. Una relazione di reciprocità responsabile fra noi e la natura. Riceviamo dal creato e diamo a nostra volta. «Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla» (ibid.). Ambedue le parti.

Difatti, la terra «ci precede e ci è stata data» (ibid.), è stata data da Dio «a tutto il genere umano» (CCC, 2402). E quindi è nostro dovere far sì che i suoi frutti arrivino a tutti, non solo ad alcuni. E questo è un elemento-chiave della nostra relazione con i beni terreni. Come ricordavano i padri del Concilio Vaticano II, «l’uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri» (Cost. past. Gaudium et spes, 69). Infatti, «la proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza, per farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri» (CCC, 2404). Noi siamo amministratori dei beni, non padroni. Amministratori. “Sì, ma il bene è mio”. È vero, è tuo, ma per amministrarlo, non per averlo egoisticamente per te.

Per assicurare che ciò che possediamo porti valore alla comunità, «l’autorità politica ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune» (ibid., 2406).[1] La «subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni [...] è una “regola d’oro” del comportamento sociale, e il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale» (LS, 93).[2]

Le proprietà, e il denaro sono strumenti che possono servire alla missione. Però li trasformiamo facilmente in fini, individuali o collettivi. E quando questo succede, vengono intaccati i valori umani essenziali. L’homo sapiens si deforma e diventa una specie di homo œconomicus – in senso deteriore – individualista, calcolatore e dominatore. Ci dimentichiamo che, essendo creati a immagine e somiglianza di Dio, siamo esseri sociali, creativi e solidali, con un’immensa capacità di amare. Ci dimentichiamo spesso di questo. Di fatto, siamo gli esseri più cooperativi tra tutte le specie, e fioriamo in comunità, come si vede bene nell’esperienza dei santi.[3] C’è un detto spagnolo che mi ha ispirato questa frase, e dice così: florecemos en racimo como los santos. Fioriamo in comunità come si vede nell’esperienza dei santi.

Quando l’ossessione di possedere e dominare esclude milioni di persone dai beni primari; quando la disuguaglianza economica e tecnologica è tale da lacerare il tessuto sociale; e quando la dipendenza da un progresso materiale illimitato minaccia la casa comune, allora non possiamo stare a guardare. No, questo è desolante. Non possiamo stare a guardare! Con lo sguardo fisso su Gesù (cfr Eb 12,2) e con la certezza che il suo amore opera mediante la comunità dei suoi discepoli, dobbiamo agire tutti insieme, nella speranza di generare qualcosa di diverso e di meglio. La speranza cristiana, radicata in Dio, è la nostra àncora. Essa sostiene la volontà di condividere, rafforzando la nostra missione come discepoli di Cristo, il quale ha condiviso tutto con noi.

E questo lo capirono le prime comunità cristiane, che come noi vissero tempi difficili. Consapevoli di formare un solo cuore e una sola anima, mettevano tutti i loro beni in comune, testimoniando la grazia abbondante di Cristo su di loro (cfr At 4,32-35). Noi stiamo vivendo una crisi. La pandemia ci ha messo tutti in crisi. Ma ricordatevi: da una crisi non si può uscire uguali, o usciamo migliori, o usciamo peggiori. Questa è la nostra opzione. Dopo la crisi, continueremo con questo sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura dell’ambiente, del creato, della casa comune? Pensiamoci. Possano le comunità cristiane del ventunesimo secolo recuperare questa realtà - la cura del creato e la giustizia sociale: vanno insieme -, dando così testimonianza della Risurrezione del Signore. Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo.

E per finire, pensiamo ai bambini. Leggete le statistiche: quanti bambini, oggi, muoiono di fame per una non buona distribuzione delle ricchezze, per un sistema economico come ho detto prima; e quanti bambini, oggi, non hanno diritto alla scuola, per lo stesso motivo. Che sia questa immagine, dei bambini bisognosi per fame e per mancanza di educazione, che ci aiuti a capire che dopo questa crisi dobbiamo uscire migliori. Grazie.

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[1] Cfr GS, 71; S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 42; Lett. enc. Centesimus annus, 40.48).

[2] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 19.

[3]Florecemos en racimo, como los santos”: espressione comune in lingua spagnola.

 

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, la pandémie que connaît le monde révèle de grandes inégalités, que ce soit entre individus ou entre nations. Elles sont le fruit d’une économie malade qui ne tient pas compte des valeurs humaines fondamentales, pas plus qu’elle n’a de souci pour les dommages qu’elle inflige à la création. La racine en est la même, c’est le péché de vouloir posséder et de dominer les frères, la nature et Dieu lui-même. Or Dieu a confié la terre et ses richesses à la gestion commune de l’humanité pour qu’elle en prenne soin. Il nous a demandé de dominer la terre en la cultivant et en la gardant. Il existe une réciprocité entre nous et la nature: nous pouvons en utiliser les ressources mais nous devons aussi la protéger. Par ailleurs, la terre a été donnée par Dieu à tous, et nous devons faire en sorte que ses fruits arrivent à chacun, et pas seulement à quelques-uns. La propriété est un moyen et non pas une fin en soi. Posséder un bien c’est être l’administrateur de la Providence qui l’a confié afin de le faire fructifier pour les autres. Or, l’obsession de posséder exclut un grand nombre de personnes des biens les plus élémentaires, déchire le tissu social et détruit la Création. Avec Jésus, et la force de son amour opérant dans le cœur de ses disciples, nous avons la ferme espérance d’édifier un monde différent et meilleur.

Santo Padre:

Saluto cordialmente le persone di lingua francese.

Auspico che nelle nostre comunità cristiane abbiamo cura dei beni che ci dona il Creatore, e condividere ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi il necessario. Daremo così buona testimonianza del Signore risorto.

Dio vi benedica!

Speaker:

Je salue cordialement les personnes de langue française.

Puissions-nous, dans nos Communautés chrétiennes, prendre soin des biens que le Seigneur nous donne dans sa création, et partager ce que nous possédons afin que personne ne manque du nécessaire. Nous serons alors témoins authentiques du Christ ressuscité.

Que Dieu vous bénisse!

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters, In our continuing reflections on the effects of the current pandemic, we have seen how our world’s problems are becoming ever more evident and indeed more serious. Among these is social inequality, itself the fruit of an unjust global economy that creates boundless wealth for a relative few and greater impoverishment for the rest of our human family. In God’s plan, the earth was created as a garden, to be cultivated, not brutally exploited. As stewards of creation, we are called to ensure that its fruits, which are destined for all, are in fact shared by all. The Church reminds us that the principle of the subordination of private property to the universal destination of goods is the first principle of the whole ethical and social order. When millions of people lack access to primary goods, when inequality and lack of opportunity threaten the very fabric of society, and when greed endangers the very environment in which we live, none of us can stand by idly. Christian hope, which trusts in the transforming grace of the risen Christ, impels us to work for the healing of our world and the building of a more just and equitable social order.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese. Mentre l’estate volge alle fine, auguro che questi giorni di riposo portino a tutti pace e serenità. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

Speaker:

I cordially greet the English-speaking faithful. As the summer draws to a close, I pray that these days of rest will bring peace and serenity to all. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern,

in unseren Mittwochskatechesen befassen wir uns zurzeit mit der Frage, wie die Kirche zur Heilung der durch die Pandemie verstärkt auftretenden sozialen Krankheiten, wie Ungleichheit und Ausgrenzung der Ärmsten, beitragen kann. Es gilt, vor allem Zeichen der Hoffnung zu setzen. Die sozialen Krankheiten sind Frucht eines ungerechten wirtschaftlichen Wachstums, das grundlegende menschliche Werte missachtet. Dass einige wenige sehr Reiche mehr besitzen als der Rest der Menschheit ist ein himmelschreiendes Unrecht. Darüber hinaus führt die soziale Ungleichheit in gleichem Maße zur Schädigung der Umwelt, zum Verlust der Biodiversität, zum Klimawandel, zum Anstieg des Meeresspiegels und zur Zerstörung der tropischen Regenwälder. Gott hat die Erde uns allen geschenkt, damit wir sie wie einen Garten kultivieren und bewahren. Die Ansprüche des Einzelnen müssen daher gegenüber dem Gemeinwohl zurücktreten. Wenn die Besessenheit des Habens und Herrschens Millionen von Menschen vom Lebensnotwendigen ausschließt, wenn die wirtschaftliche und technologische Ungleichheit das soziale Netz zerreißt, wenn die Abhängigkeit von einem grenzenlosen Wachstum das gemeinsame Haus gefährdet, dann können wir nicht schweigen. Wir müssen gemeinsam handeln. Wenn wir wie die ersten Christen in der Apostelgeschichte zusammenlegen, was wir besitzen, damit kein Bedürftiger darben muss, können wir wahrhaftig Hoffnung wecken und wieder eine gesundere und gerechtere Welt errichten.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca. Cerchiamo di superare l’individualismo di questo tempo. Tante persone povere, malate ed abbandonate hanno bisogno di noi. Lo Spirito Santo vi riempie con la sua carità e la sua gioia.

Speaker:

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Brüder und Schwestern deutscher Sprache. Versuchen wir den Individualismus dieser Zeit zu überwinden. Viele arme, kranke, und alleingelassene Menschen brauchen unsere Hilfe. Der Heilige Geist erfülle euch mit seiner Liebe und seiner Freude.

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

La pandemia actual ha puesto de relieve y ha agravado algunos problemas ya existentes, especialmente la brecha entre las clases sociales. Esto hace que muchas personas corran el peligro de perder la esperanza. La desigualdad que se vive revela una enfermedad social; un virus que proviene de una economía enferma; fruto de un crecimiento económico que ignora los valores humanos fundamentales. El modelo económico se muestra indiferente ante el daño infligido a la Casa común; es el pecado de querer poseer y dominar a los demás, a la naturaleza e incluso al mismo Dios.

Sin embargo, debemos recordar que Dios nos dio la tierra “a todos” para que la cuidáramos y la cultiváramos. Nosotros somos administradores de lo que el Señor nos ha otorgado y estamos llamados a asegurar que sus frutos lleguen a todos, no sólo a unos pocos. Sin embargo, observamos que el homo sapiens, llamado a ser solidario, se deforma y se convierte en una especie de homo œconomicus, que busca su propio interés de forma individualista.

Con la mirada fija en Jesús, y unidos como comunidad, necesitamos actuar todos juntos, con la esperanza de generar algo diferente y mejor. La esperanza cristiana, arraigada en Dios, es nuestra ancla. Así lo entendieron y practicaron las primeras comunidades cristianas que, viviendo también tiempos difíciles, se sostenían recíprocamente y ponían todo en común.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. En estos momentos de pandemia que aflige al mundo entero, los animo a acoger el don de la esperanza que viene de Dios. Cristo, Señor de la Historia, nos ayuda a navegar por las tumultuosas aguas que nos toca atravesar, de la enfermedad, de la muerte, de la injusticia, y a navegar siempre con la mirada fija en Él. Que Dios los bendiga.

In lingua portoghese

Speaker:

Neste tempo de incerteza e angústia, convido a todos a acolherem o dom da esperança que vem de Cristo: Ele ajuda-nos a atravessar as águas tumultuosas da doença, da morte e da injustiça. A pandemia pôs a descoberto e agravou os problemas sociais, sobretudo a desigualdade. Se uns podem trabalhar a partir de casa, isto é impossível para muitos outros. Se alguns alunos podem, por entre dificuldades, continuar a receber uma formação escolar, esta foi bruscamente interrompida para muitos outros. Se umas nações possuem recursos financeiros para enfrentar a emergência, outras, para o conseguir, têm de hipotecar o futuro. Esta desigualdade é fruto dum crescimento que prescinde dos valores humanos fundamentais. O chamado homo sapiens tornou-se uma espécie de homo œconomicus – em sentido pejorativo – individualista, calculista e dominador: quer possuir e dominar os seus irmãos e irmãs, a natureza e o próprio Deus, insurgindo-se contra o seu desígnio criador. Mas, quando a obsessão de possuir e dominar exclui milhões de pessoas dos bens primários, quando a desigualdade económica e tecnológica é tal que dilacera o tecido social, então não se pode ficar parado a olhar. Com os olhos fixos em Jesus e com a certeza de que o seu amor atua através da comunidade dos discípulos, devemos agir juntos com a esperança de gerar algo de diferente e melhor. A esperança cristã, radicada em Deus, é a nossa âncora. Ela sustenta a nossa vontade de partilhar, como discípulos de Cristo que tudo partilhou connosco.

Santo Padre:

Saluto gli ascoltatori di lingua portoghese e vi auguro una fede grande per guardare la realtà con lo sguardo di Dio e una grande carità per accostare le persone con il suo cuore misericordioso. Fidatevi di Dio, come la Vergine Maria! Volentieri benedico voi e i vostri cari.

Speaker:

Saúdo os ouvintes de língua portuguesa, desejando-vos uma fé grande para verdes a realidade com o olhar de Deus e uma grande caridade para vos aproximardes das pessoas com o seu coração misericordioso. Confiai em Deus, como a Virgem Maria! De bom grado abençoo a vós e aos vossos entes queridos.

In lingua araba

Speaker:

تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في "شُموليةِ خيراتِ الأرضِ وفضيلةِ الرجاءِ" وذلك في إطارِ تعليمِهِ في موضوعِ "شفاءِ العالم". قالَ قداستُه: أمام الجائحةِ وعواقبِها الاجتماعية، يواجه الكثيرون خطرَ فقدانِ الرجاء. وقد كشفت الجائحةُ بعضَ المشاكلِ الاجتماعيةِ وزادت عليها، وخصوصًا مشكلةُ عدمِ المساواةِ التي هي ثمرةُ نظامٍ اقتصادي أثيم. وأضافَ قداستُه: إنّ عدمَ المساواةِ الاجتماعيةِ والتدهورِ البيئي يسيران جنبًا إلى جنب، وأَصلُهما واحد: وهي خطيئةُ الرغبةِ في الامتلاكِ والتسلّطِ على الإخوةِ والأخواتِ وعلى الطبيعةِ وعلى الله نفسه. الأرضُ كانت من قَبلِنا وأَعطانا إياها الله مُلكًا مشتركًا لكلِّ الجنسِ البشري. ولهذا فما نملُكه هو لنا ولغيرِنا أيضًا. من واجبِنا أن نضمنَ وصولَ ثمارِ الأرضِ إلى الجميع، وليس لأنفسِنا وللبعضِ فقط. وقالَ قداستُه: لننظر إلى يسوع، ومع اليقينِ بأنّ محبتَه تعملُ من خلال جماعةِ تلاميذه، لنعمل نحن أيضًا معًا، على أملِ أن نُنتج شيئًا مختلفًا وأفضل. ومثلُ الجماعاتِ المسيحية الأولى لنكن نحن أيضًا قلبًا واحدًا وروحًا واحدة، ولنتعلم أن نتقاسمَ خيراتِ الأرض. إنّ الرّجاءَ المسيحي، المتجذرُ في الله، هو مرساتُنا. إنّه يدعَم إرادةَ مشاركةِ خيراتِ الأرض، ويقوّي رسالتَنا كتلاميذَ للمسيح، الذي شاركَنا في كلِّ شيء.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba. Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

‎‎‎‏

Speaker:

أُحيّي جميعَ المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. إذا اعتنينا بالخيراتِ التي يمنحُنا إيّاها الخالق، وإذا شارَكْنا ما نملُكه فلا ينقص أحدًا شيء، فيمكنُنا حقًا أن نلهم الرجاءَ لغيرنا من أجلِ تجديدِ عالمٍ فيه مزيدٌ من المعافاة والعدالة. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ويحرسْكُم دائمًا من كلِّ شر!

In lingua polacca

Speaker:

W obliczu pandemii i jej konsekwencji społecznych, wielu osobom grozi utrata nadziei. Pandemia uwypukliła bowiem i pogłębiła problemy społeczne, zwłaszcza nierówności. W dzisiejszym świecie, bardzo niewielu ludzi niezwykle bogatych posiada więcej, niż cała reszta ludzkości. Nierówności społeczne i degradacja środowiska naturalnego idą w parze i mają to samo źródło: grzech żądzy posiadania i panowania nad naszymi braćmi i siostrami, nad przyrodą i samym Bogiem.

„Na początku Bóg powierzył ziemię i jej bogactwa wspólnemu zarządzaniu ludzkości, by miała o nią staranie”. Rzeczywiście, ziemia istniała wcześniej niż my i została dana przez Boga „całemu rodzajowi ludzkiemu” (KKK, 2402). I dlatego naszym obowiązkiem jest dopilnowanie, aby jej owoce dotarły do wszystkich, a nie tylko do niektórych. W celu zapewnienia, by to, co posiadamy, wnosiło wartość do wspólnoty, „władza polityczna ma prawo i obowiązek - ze względu na dobro wspólne - regulować słuszne korzystanie z prawa własności” (KKK, 2406).

Pierwsze wspólnoty chrześcijańskie, które, podobnie jak my, przeżywały trudne czasy, świadome, że tworzą jedno serce i jedną duszę, wszystkie swoje dobra przekazywały do wspólnego użytku, dając świadectwo wylanej na nich obfitej łaski Chrystusa (por. Dz 4, 32-35). Oby wspólnoty chrześcijańskie dwudziestego pierwszego wieku odzyskały tę wrażliwość. Jeśli troszczymy się o dobra, które daje nam Stwórca, jeśli dzielimy się tym, co posiadamy, tak aby nikomu nie brakowało, to wówczas doprawdy możemy wzbudzić nadzieję na odrodzenie zdrowszego i bardziej sprawiedliwego świata.

Santo Padre:

Saluto cordialmente tutti i polacchi. Cari fratelli e sorelle, oggi la Chiesa in Polonia celebra la solennità della Madonna Nera di Czestochowa. Portando vivo nel cuore il ricordo della mia visita in quel Santuario, quattro anni fa, in occasione della GMG, mi unisco oggi alle migliaia e migliaia di pellegrini che vi si radunano, insieme all’Episcopato Polacco, per affidare se stessi, le famiglie, la nazione e tutta l’umanità alla sua materna protezione. Pregate la Madre Santissima, perché interceda per noi tutti, e soprattutto per coloro che in diversi modi soffrono a causa della pandemia, e porti a loro un sollievo. Per favore pregate anche per me. Dio vi benedica!

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Drodzy bracia i siostry, dziś Kościół w Polsce obchodzi uroczystość Czarnej Madonny z Częstochowy. Nosząc w sercu żywe wspomnienie mojej wizyty w tym Sanktuarium, cztery lata temu, przy okazji Światowego Dnia Młodzieży, jednoczę się dziś z wieloma tysiącami pielgrzymów, którzy gromadzą się tam razem z Episkopatem Polski, aby zawierzać siebie samych, rodziny, naród i całą ludzkość Jej matczynej opiece. Módlcie się do Najświętszej Matki, aby wstawiała się za nami wszystkimi, a zwłaszcza za tymi, którzy na różne sposoby cierpią z powodu pandemii, i niech przyniesie im pocieszenie. Proszę, módlcie się także za mnie. Niech Bóg wam błogosławi!

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, esortando tutti ad essere in ogni ambiente generosi testimoni della gratuità dell’amore di Dio.

Il mio pensiero va infine agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani e dopodomani la liturgia fa memoria di due grandi Santi, santa Monica e suo figlio sant’Agostino, uniti in terra da vincoli familiari ed in cielo dallo stesso destino di gloria. Il loro esempio e la loro intercessione spingano ciascuno ad una ricerca sincera della Verità evangelica.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 26 agosto 2020