Menu
 
0
0
0
s2smodern

 

Foto Giovedì Santo

Giovedì Santo

9 aprile 2020
Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo - Ferentino
Trasmessa da Radio Ferentino




Care sorelle e cari fratelli,

iniziamo il Triduo Santo con la celebrazione della Cena del Signore con i suoi discepoli. Si avvicinava il momento del tradimento, dell’arresto e della condanna a morte, ma il Signore non pensa a sé. È preoccupato per quei discepoli, vuole lasciare loro un segno visibile della sua presenza, anticipazione della morte e resurrezione. Dal capitolo tredici del Vangelo di Giovanni l’evangelista raccoglie una serie di parole di Gesù per i suoi discepoli, nell’intimità di quel momento, che mostrano il senso della sua vita terrena e del nostro essere con lui. Queste parole sono introdotte da quel gesto di Gesù, che durante la cena si alzò da tavola e si mise a lavare i piedi ai discepoli. È significativo che l’evangelista Giovanni, unico tra i Vangeli, non riporti le parole di Gesù sul pane e sul vino, ma solo il gesto della lavanda, quasi a significare che in esso si racchiudeva il senso profondo di quanto il Signore stava lasciando ai discepoli come memoria della sua morte e resurrezione, alleanza di Dio nel suo sangue. Le sue stesse parole lo chiariscono: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni degli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.

Cari amici, capiamo quello che Gesù ha fatto per noi? Lo capiamo nella nostra vita, in quella delle nostre comunità, nella nostra vita familiare e sociale? O siamo umili servi, o non siamo suoi discepoli, ma neppure donne e uomini che sanno vivere con gli altri in pace e nell’amore. Infatti, il servizio è l’unica possibilità che apre agli altri, che crea legami veri e umani, senza dominatori e schiavi, tutti liberi in Cristo unico Signore. Non c’è un altro modo per essere cristiani che questo! I prepotenti, gli arroganti, i dominatori, non sono annoverati tra di discepoli di Gesù. Davanti a Gesù che si china su di noi per pulire lo sporco del nostro cuore, si tratta di lasciarci porre questa domanda: di chi sei servo? In questo tempo difficile e di grande dolore, nella scoperta della nostra fragilità e impotenza davanti a un male che facciamo fatica a contenere, ci accorgiamo di aver vissuto a volte come padroni e non come servi. Papa Francesco la Domenica delle Palme ha detto nell’omelia: “Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore. Allora, in questi giorni santi, a casa, stiamo davanti al Crocifisso - guardate, guardate il Crocifisso! -, misura dell’amore di Dio per noi. Davanti a Dio che ci serve fino a dare la vita, chiediamo, guardando il Crocifisso, la grazia di vivere per servire. Cerchiamo di contattare chi soffre, chi è solo e bisognoso. Non pensiamo solo a quello che ci manca, pensiamo al bene che possiamo fare”.

Oggi, Signore, tu sai che abbiamo bisogno di te, che non possiamo sempre nasconderci dietro le nostre presunte sicurezze e la nostra affannosa ricerca di benessere. Perciò ti abbassi su di noi, mentre siamo ancora nel mare in tempesta. Vuoi curarci, aiutarci, liberarci dal pericolo dell’amore esclusivo per noi, che crea paura, separazioni, discordie, inimicizie. Per questo ci raduni attorno alla tavola, la tua tavola, anticipazione del banchetto del Regno di Dio, una tavola dove tutti possono sedersi, a cominciare dai tuoi privilegiati, i poveri e gli scartati. Altre volte, infatti, eri stato a tavola con pubblicani e peccatori. Al banchetto del Regno ci hai annunciato che saranno invitati poveri, storpi, ciechi e zoppi, e poi una grande folla di persone raccolte per strada (Luca 14,21), perché la tua sala sia piena. Sì, o Signore, tu non escludi nessuno dalla tua mensa. Ci vuoi tutti partecipi, perché ti offri in dono alla nostra povera vita e ci salvi dalla tempesta e dalla paura, perché possiamo avere fede in te, affidarci alla tua misericordia, sfamarci del pane di vita eterna.

Dona a ognuno di noi l’umiltà e la gioia di servire, chinandoci sul dolore degli altri, curando le ferite di chi soffre, alleviando la solitudine degli anziani, il bisogno di futuro dei piccoli e dei giovani, l’attesa di luce di un mondo ferito da una pandemia che ci appare inarrestabile. Noi siamo qui attorno alla tua mensa, con le nostre fragilità e incertezze, senza essere circondati dal tuo popolo, dalle nostre comunità. Tuttavia, sappiamo che solo tu, anche nella loro assenza fisica, ci rendi “uno” in te, tuo popolo, tua famiglia universale, fatta di umili e di poveri. Accetta la nostra piccola offerta e rendici tutti parte della tua tavola, la tavola della fraternità, che trasforma le divisioni e le discordie del mondo, dove è grande solo chi serve, per rendere ad ognuno, a ogni paese, a ogni popolo, quella pace e quell’unità per cui tu hai pregato prima di essere messo a morte. Amen!  

+ Ambrogio Vescovo

---
Si legga anche:
Settimana Santa 2020
- Meditazioni per la Settimana Santa 
"Curare le ferite del corpo e dello spirito"
Distanti ma vicini - La Parola di Dio cura dell'anima
Coronavirus: informazioni e comunicazioni