Piazzale Vittorio Veneto

Domenica 20 giugno 2021

Patroni 2021 

 Care sorelle e cari fratelli,

celebrare la festa dei santi è sempre mettersi in discussione davanti alla loro testimonianza. Infatti la Chiesa riconosce la santità di tanti uomini e donne non per esaltarli o esaltarsi, ma perché crede che essi possano aiutarci a vivere nel mondo l’unica legge che tutte in essa racchiude: la legge dell’amore; anzi il comandamento dell’amore per Dio e per il prossimo. Vedete, quando pensiamo a noi stessi, istintivamente ognuno è abbastanza convinto di amare, di voler bene. Se mai, se dovesse esprimere un giudizio, sarebbe pronto a dire che sono altri che non sanno amare. E chi di noi non avrebbe di che lamentarsi con qualcuno per il poco amore che riceve?

Oggi siamo qui anzitutto per dirci che, davanti alla vita dei nostri Santi Patroni, Ormisda e Silverio, ognuno dovrebbe avere l’umiltà di riconoscere che nessuno di noi sa amare come loro, che si sono posti al servizio dell’unità e della pace in un mondo di divisioni e di lotte di potere, che portarono Silverio al martirio, avvenuto nell’isola di Palmarola a causa degli stenti subiti per l’esilio coatto che lo fecero dimettere da Vescovo di Roma e Papa. Anche Ormisda, a suo modo e prima di lui, affrontò la stessa lotta, perché la Chiesa ritrovasse quell’unità perduta tra Oriente e Occidente. Quanto bisogno abbiamo di confrontarci con questi uomini, che non rinunciarono a lottare per superare i conflitti e le dispute fino al dono della vita, come fu per Silverio. Cari fratelli, non siamo anche noi in un mondo ancora troppo pervaso da divisioni, lotte, guerre, contrasti, in cui si mira a vincere sull’altro, in cui si fatica a cercare insieme la luce della verità, lasciando prevalere l’affermazione della propria possibilmente a scapito degli altri? È proprio impossibile convivere con donne e uomini che non sono d’accordo su tutto, ma che costruiscono con la pazienza del dialogo la via della pace e della concordia? 

Non mi riferisco tuttavia solo ai luoghi ben noti, dove guerre e povertà costringono alla fuga pur di mettersi in salvo. Oggi è la giornata mondiale del rifugiato. Come non pensare a chi fugge per cercare una vita migliore? Possiamo forse condannarli o escluderli da questo desiderio? Non lo farebbe ognuno di noi? Non lo hanno fatto tanti nostri predecessori lasciando questa bella terra in momenti difficili per cercare un futuro migliore per sé e per le loro famiglie?  Parlando di conflittualità e divisioni, mi riferisco anche alla nostra quotidianità, alle nostre relazioni, alle nostre famiglie, alla scuola, ai luoghi di lavoro, di impegno e di vita. Siamo donne e uomini di dialogo, che aiutano a vivere insieme, che vedono nella differenza di ciascuno una ricchezza e non un ostacolo al vivere insieme? Siamo artigiani di pace o fomentiamo i conflitti?

La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ha messo davanti l’immagine del pastore e all’invito di Gesù a Pietro di” pascere” il gregge. È un’immagine antica, oggi in po’ desueta forse, ma efficace. Il pastore tiene insieme, si prende cura delle pecore, soprattutto di quelle più deboli, ferite e malate, ma che della “grassa e della forte”. Il pastore non esclude nessuno dal gregge, che è il suo motivo di vita. Egli vive per loro. Così furono Ormisda e Silverio: furono pastori, cioè vissero prendendosi cura degli altri, e così crearono unità, diedero amore. Pensiamo alla nostra vita! Non potremmo vivere tutti con questa preoccupazione? Non ci farebbe più felici assumerci la responsabilità degli altri, per rendere più bella e umana la loro vita e la nostra? Quanto tempo ed energia dedichiamo gratuitamente a prenderci cura degli altri? Penso soprattutto a chi soffre ancora per la pandemia, ai malati, che affidiamo al Signore, a coloro che li curano, agli anziani troppo soli, ai bambini e ai giovani, agli stranieri che sono tra noi, a chi ha perso il lavoro e fatica a tirare avanti. Penso anche a questa terra, tanto bella quanto inquinata dagli egoismi e dagli affarismi. Prenditi cura con rispetto della terra che abitiamo a cominciare dalle piccole attenzioni quotidiane.  Non sai che “la gioia viene dal dare più che dal ricevere”, come ci ha detto Gesù? Non è forse quello che tanti di noi hanno gustato in questo tempo di pandemia, quando hanno dato una mano, hanno aiutato, sono stati solidali, e non hanno pensato solo a se stessi? Allora perché non scegli questa via semplice, quella dell’amore gratuito, e pensi di farcela da solo magari lamentandoti degli altri e giudicando? Lasciati guidare da Gesù, come egli stesso disse a Pietro. Non te ne andare da solo sicuro di te, senza tendere la mano per prendere quella degli altri e così camminare insieme!

Oggi siamo tutti più deboli, fragili, impauriti, preoccupati. Il Signore vorrebbe dirci che non ci abbandona. È sulla barca con noi nel mare in tempesta. Ascoltalo, seguilo, rema con lui e con noi e insieme saremo salvati dalla paura e dell’individualismo, questa malattia così diffusa, opprimente e contagiosa più del virus. Solo così sarai felice e renderai felice la vita di chi ti sta accanto e di tutti. Che i nostri Santi Patroni ci proteggano e ci aiutino a seguire come loro il Signore Gesù, nostro amico e salvatore nel mare in tempesta, perché questa nostra città e questa terra siano fecondati dal profumo dell’amore di Dio che noi diffonderemo!

+ Ambrogio Vescovo

 Qui una Fotogallery Santi Patroni 2021

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Si legga anche la news dedicata Santi Patroni di Frosinone: 20 giugno 2021