Lunedì 26 aprile 2021
Chiesa San Paolo apostolo - Frosinone

 

Sorelle e fratelli,

questa sera ci riuniamo per ascoltare questa parola di Dio, che è un Salmo dall’abisso della morte, una preghiera straziante che Giona ha pronunciato mentre era nel ventre del pesce e che ci dice tutta l'angoscia di un uomo gettato nell'abisso del mare, circondato dalle correnti con le onde che lo sovrastano. Attraverso questa parola vogliamo fare nostra, per quello che possiamo, l'angoscia delle decine di persone che hanno perso la vita nel Mare Mediterraneo vicino alla costa libica, persone a cui è mancato qualsiasi tipo di soccorso e che sono state indotte da trafficanti senza scrupoli ad attraversare un mare agitato.

Sentiamo su di noi il peso di questa angoscia, di questa sofferenza, di questo dramma, di questa tragedia accaduta vicino a noi, tanto vicino a noi, vicino al nostro Paese, vicino alla nostra Europa, al confine dell'Europa. Siamo ancora turbati per ciò che è accaduto e vorremmo che tutto il mondo facesse sue le parole di Giona e che tutti potessero almeno per un momento identificarsi con l'angoscia di chi è travolto dalle onde di un mare agitato, senza nessun riferimento, senza nessun appoggio, senza nessun salvataggio. Vorremo immaginarci il volto di questi uomini e donne, bambini e giovani, che dopo mesi e forse anni di sofferenze e violenze, cercavano un futuro, una speranza di vita, e, al contrario, per l’indifferenza di molti, hanno trovato la morte. Così ha detto ieri papa Francesco: “Sono persone, sono vite umane, che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato. Fratelli e sorelle, interroghiamoci tutti su questa ennesima tragedia. È il momento della vergogna. Preghiamo per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi”.

Sorelle e fratelli, queste notizie passano tanto velocemente ed è anche questo che ci stupisce. La nostra indifferenza è diventata freddezza: si passa da una cosa all'altra senza mai fermarsi se non attorno a noi stessi. E allora ascoltare la Parola di Dio, e con essa il grido di angoscia lanciato da tante persone durante questo viaggio e altri viaggi, in balìa di condizioni insopportabili, è per noi un momento per fermarci e per dire che tutto questo è inaccettabile. Dobbiamo reagire ogni giorno nella vita, innanzitutto innalzando la nostra preghiera al Signore, lottando ogni giorno per vincere l'indifferenza del nostro mondo, di questo nostro tempo così stordito, così preso da sé, in cui l’unica sofferenza è la nostra.

Molti di noi conoscono queste storie. Le abbiamo ascoltate dai migranti che accogliamo, alla Caritas, alla mensa, ai centri di ascolto, e ovunque abbiamo avuto tempo per loro, ma questo non ci deve anestetizzare, anzi ci deve impegnare ancora di più e ci deve liberare dall'anestesia del cuore, dallo stordimento che tante volte ci prende nelle nostre giornate, tanto siamo ripiegati su noi stessi.

La preghiera di questa sera, che coinvolge tutte le comunità di sant’Egidio in Europa, vuole essere anche una grande domanda alla nostra società, a chi ci governa, a tutti: la domanda di smettere di essere anestetizzati e di piegarci finalmente ad ascoltare il grido di chi soffre, chiunque egli sia, giovane o anziano, straniero o italiano. Siamo capaci di amare e di ospitare lo straniero come Dio lo ospita nel mondo e lo salva nella sua misericordia? È la domanda che ci fa questa sera la Parola di Dio e allora l'angoscia diventi misericordia, diventi la misericordia di ogni giorno di colui che apre il cuore, che permette all'altro di rigenerarsi, di sentirsi a casa sua, di prendere fiato e di fare l'esperienza che c'è qualcuno che condivide con lui la propria storia.

Facciamo dell'ospitalità ogni giorno in questa città e in questa terra un evento di grazia del Signore; mostriamo che l'ospitalità non solo è possibile, ma che è un evento di grazia del Signore e che le porte chiuse e i muri rappresentano solo una crudeltà.  L'ospitalità è un evento di grazia del Signore, lo sperimentiamo ogni giorno. Il Signore si onora di visitarci e di farsi accogliere inviando presso di noi una sua immagine, quella del migrante e del rifugiato. Per questo, fedeli alla Parola del Signore, siamo chiamati ancora questa sera ad accogliere nel nostro cuore questo grido, ma anche la vita di tutti coloro fratelli e sorelle, che vivono tra noi, con il saluto del risorto: “Pace a voi!”. Diffondiamo la cultura dell'accoglienza e dell'ospitalità che è la cultura di cui oggi questo mondo ha bisogno e di cui manca tanto, per accogliere l'onore della visita che il Signore ci fa attraverso la storia, la vita di tanti migranti, di tanti rifugiati e dei loro figli.

 

+ Ambrogio Vescovo

 

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