Messa Crisma 2021

Mercoledì 31 marzo 2021

Abbazia di Casamari

 

Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,

ringraziamo il Signore per la possibilità e la gioia di poterci ritrovare insieme per la Messa del Crisma per rinnovare la nostra consacrazione al Signore, da cui viene ogni grazia e benedizione. Lo riconosciamo in questo tempo difficile, di dolore e di morte, dove è facile sentirsi più fragili, impauriti, rassegnandosi all’idea che tanto non si può far niente, aspettando che arrivino tempi migliori con pessimismo e a volte indolenza. Ma nessuno di noi è quello che è per se stesso, per le sue qualità o i suoi limiti. Siamo tutti rivestiti della grazia di Dio. Gli oli santi che benediremo indicano una forza spirituale che non viene da noi, che riceviamo in dono senza nostro merito, ma per la bontà dell’Altissimo che vuole per noi una vita buona e santa, ricevuta e donata.

Oggi, cari amici, proprio per la distanza a cui siamo tenuti e che a volte non permette di trovarci insieme con le nostre comunità, riscopriamo il valore e il senso di essere un popolo, consacrato dalla grazia di Dio. Nelle divisioni e nelle lacerazioni del mondo e della vita, quanto è prezioso vivere questa coscienza di popolo, di comunità. A volte siamo tentati di isolarci, pensando a salvare noi stessi, dimenticando che nessuno si salva da solo e che “siamo tutti nella stessa barca” soprattutto durante le tempeste della vita. Una vita segnata dall’egocentrismo, dall’idea di poter vivere per se stessi o con quelli che la pensano come te non porta da nessuna parte. Siamo diversi, ma non per questo non possiamo vivere da fratelli e sorelle, cercando sempre ciò che ci unisce agli altri e lasciando da parte ciò che potrebbe essere motivo di divisione. Cari sacerdoti, essere presbiterio significa cercare unità, armonia, venirsi incontro nelle difficoltà, aiutarsi e condividere le gioie e le speranze della vita, le fatiche e le sofferenze del nostro ministero, non isolarsi con qualcuno per criticare gli altri. Il modo vero e l’unico giusto per aiutare chi sbaglia è correggerlo, non sparlare di lui. Questo ci insegna ovunque la Parola di Dio ed è ciò che il Signore fa sempre con noi. Per questo Gesù nella sinagoga di Nazareth ferma la citazione del libro di Isaia al Dio che viene a “proclamare l’anno di grazia del Signore”, escludendo la vendetta, cioè la rivalsa, la rivendicazione nei confronti degli altri. E chi non ne avrebbe! Soprattutto oggi abbiamo bisogno di unità, perché la Chiesa, e quindi le nostre comunità, ogni comunità, dovrebbe essere “sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”, come afferma l’inizio della Lumen gentium. Vorrei che ci impegnassimo tutti con amore in questo semplice compito, sacerdoti, consacrati e consacrate o laici che siamo, perché le nostre comunità siano davvero per tutti case accoglienti, modello di umanità, dove si possa esperimentare l’amore di Dio.

Un’ultima cosa vorrei dirvi. In questo tempo così duro e difficile ho visto nascere tanta solidarietà e attenzione al bisogno dei poveri. Le nostre comunità, dalla Caritas diocesana e parrocchiale ai movimenti e alle associazioni, hanno saputo moltiplicare i pochi pani perché bastassero forse non per tutti, perché il bisogno è enorme, ma certo per molti. Lo abbiamo fatto senza esibirci, con umiltà e dedizione. Sono certo che abbiamo vissuto quella consacrazione misteriosa di cui parla Isaia e che Gesù rilegge per sé e ripropone a noi: “Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio e a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Nell’incontro con i poveri, i malati, i sofferenti, gli oppressi, i prigionieri, gli anziani, e ogni bisognoso, abbiamo trovato la forza di quella consacrazione, che ci ha dato le parole, i gesti, il necessario per venire incontro al bisogno che in tanti modi si è presentato davanti a noi. È stato davvero il miracolo della moltiplicazione dei pani, ma anche una porta aperta verso la libertà dall’egocentrismo e dalla paura, che ci avrebbero fatto chiudere pensando non si potesse fare nulla se non aspettare tempi migliori. Non ci siamo arresi, non ci siamo rassegnati. Il Signore ci ha fatto uscire e ci ha fatto incontrare il bisogno di tanti, davanti a cui non ci siamo tirati indietro. Di questo ringrazio tutti di cuore, a cominciare da voi sacerdoti, che non vi siete tirati indietro. Così abbiamo realizzato quella comunione di amore che ha reso parte della nostra vita e delle nostre comunità donne e uomini che cercavano un cibo materiale e spirituale, per essere sostenuti e consolati in questo tempo.

Cari fratelli e care sorelle, gustiamo allora oggi la gioia di essere parte di questo popolo senza confini e senza esclusioni, il popolo di Gesù. Celebreremo con le nostre comunità la Cena del Signore: sia il segno di una tavola che unisce e non esclude nessuno, la tavola del pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia, cibo di vita eterna, dono di Dio in Gesù morto e risorto per la nostra salvezza. Grazie, Signore, perché ci fai tuo popolo nelle divisioni del mondo. Grazie Gesù, perché ci hai consacrato come tuoi ministri, ministri dell’altare e della misericordia di Dio per l’umanità intera. Rendici pronti a rinnovare la nostra consacrazione senza remore e misure, guidati solo dalla gratuità del tuo amore per noi.


+ Ambrogio Vescovo

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Si legga anche la notizia dedicata allaSettimana Santa 2021