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Domenica 19 aprile 2020
Domenica della Misericordia
Cattedrale - Frosinone
Trasmessa da LazioTv: qui il video in streaming
Foto omelia II Pasqua

Care sorelle e cari fratelli,

Gesù appare ai discepoli. Sono incerti, pieni di paure, chiusi in quella sala senza uscire. Sembra quasi il tempo che stiamo vivendo, dove siamo tutti tenuti a stare nelle nostre case. Si può vivere la gioia della Pasqua nel chiuso delle nostre case? Si può gustare la bellezza di questi giorni senza incontraci, farci gli auguri personalmente, senza abbracciarci, senza celebrare la Santa Messa con le nostre comunità? Gesù viene nelle nostre case come entrò in quella sala chiusa al mondo.

Avrebbe avuto sufficienti ragioni per rimproverare quei discepoli, che lo avevano rinnegato e abbandonato. Invece si rivolge loro dicendo: “Pace a voi”. Gesù vince la paura con la pace. E “pace” (shalom) nel saluto ebraico è ben più della sola assenza di guerra, è pienezza di vita, abbondanza di bene. Sì, il Risorto vuole donare a quella comunità impaurita quella gioia e quella pienezza di vita che mancano, che sembra abbiano perso. Oggi si rivolge anche a noi con questo saluto: “Pace a voi”. La Pasqua è pace, cari amici. Quanto abbiamo bisogno di questa semplice parola in un mondo segnato ancora da troppe guerre, troppe armi che girano, tanta violenza, tanta arroganza ed esclusione. Non posso non pensare ai profughi che continuano a scappare da guerre, violenze, situazioni climatiche estreme, ma anche agli anziani che sono morti per la pandemia – troppi! – come se la vita di un anziano avesse meno valore di quella degli altri. Ha ragione chi ha parlato di “geriatricidio” sotto gli occhi incuranti del mondo. È una vera vergogna, di cui dovremo chiedere perdono!
La pace manca a volte anche nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel nostro Paese, dove invece di unirsi in questo momento così difficile sembra si gareggi per affermare se stessi, imporsi sugli altri e denigrare gli altri, dove si fa a gara a contrapporsi invece di lavorare tutti per il bene comune. “Pace” ci dice oggi Gesù risorto, il Signore della vita. Come accogliere questo dono? Anzitutto bisogna essere insieme, cari fratelli. In queste settimane, è vero, noi siamo distanti, ma vorrei che ci sentissimo uniti nella stessa famiglia, nello stesso popolo della Chiesa, nella speranza che presto possiamo ritrovarci anche fisicamente insieme. Infatti, Tommaso non crede alle parole degli altri, perché se n’era andato per fatti suoi. Chissà! Avrà avuto da fare, come capita anche a noi quando invece di partecipare alla Messa della domenica ce ne andiamo altrove.

Cari amici, il Signore si riconosce insieme, nella comunità delle sorelle e dei fratelli. Certo, si può e si deve pregare il Signore anche da casa propria, come facciamo soprattutto in questo tempo o come fanno i malati e gli anziani che non possono uscire o sono in istituto senza Messa. Ma la Chiesa è comunità, è “assemblea”, è popolo. La fede si vive in un popolo, non in modo individuale. Lo abbiamo ascoltato nel racconto degli Atti degli Apostoli, che parla della prima comunità: “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”. La fede vissuta nella comunità è principio di solidarietà e di condivisione. Infatti, solo quando Tommaso torna in quella comunità riunita insieme riceve Gesù risorto e lo riconosce. Anche in questo caso, Gesù non lo rimprovera, ma dona anche a lui quel saluto di pace. Quanto amore per noi tutti, cari amici, nel Signore risorto. È grande la misericordia di Dio, che celebriamo in modo del tutto particolare in questa domenica, come aveva voluto San Giovanni Paolo II istituendo la Domenica della Misericordia proprio a conclusione dell’ottava di Pasqua. Nella Pasqua tutto può cominciare di nuovo a partire dal dono della pace, a partire dalla misericordia divina, che il Signore ci offre gratuitamente, senza nostro merito, anche se lo avessimo abbandonato o ci fossimo allontanati dalla nostra comunità come Tommaso.

Un’ultima cosa vorrei dirvi. Gesù è risorto, ma appare coi segni della sua passione e morte, che mostra ai discepoli e a Tommaso, anzi dice a lui di toccarli. La Pasqua non dimentica il dolore né la morte. Siamo in un momento di grande dolore per la pandemia che ci affligge. Sembra di toccare con mano questo dolore! Molti sono malati, altri sono morti. Che nessuno pensi di tirarsi fuori dal guardare il dolore dei sofferenti o di salvarsi da solo. Se non sei stato sotto la croce, come i discepoli che erano fuggiti davanti alla sofferenza del Signore, non puoi non guardare quelle ferite, altrimenti non capirai la Pasqua, non gusterai la gioia della vita che vince la morte e che è risposta al dolore del mondo nella presenza di Gesù risorto accanto ad ogni uomo che soffre.  Così vedo Gesù in questi giorni, chinato sul dolore dei malati e dei loro famigliari e amici. Così lo vedo accanto a tutti coloro che negli ospedali sono vicino ai malati, accanto a chi con generosità e altruismo sostiene la vita degli anziani, dei bisognosi e dei poveri. Preghiamo anche per loro, perché guardando le ferite del dolore possano avere forza e pace nell’annuncio della Pasqua, di Gesù che ha vinto il male e la morte e viene accanto a tutti loro per essere di aiuto, di guarigione e di speranza. Possano la pace e la misericordia di Dio toccare il cuore e la vita di tutti! Amen.  

+ Ambrogio Vescovo


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