Domenica 28 marzo 2021

Cattedrale

Domenica delle Palme 2021 2
Care sorelle e cari fratelli, siamo all’inizio della Settimana Santa con Gesù che entra a Gerusalemme, la città della pace. Lo accogliamo oggi con i rami di ulivo che abbiamo nelle mani mentre lo acclamiamo con la folla: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” Sì, Signore, benedetto sei tu che vieni ancora tra noi, nelle nostre città, nei paesi, nelle strade, in questi giorni quasi senza popolo, per ricordarci che siamo comunque un popolo anche nella distanza, il tuo popolo. Ma quante volte lo abbiamo dimenticato in questo tempo, perché distanti e presi dalla paura, che ci ha resi più soli, più individualisti, e ci ha spesso fatto pensare a salvare noi stessi, rendendoci meno popolo, meno comunità. Oggi, mentre ti acclamiamo, vorremmo stare con te e seguirti nel tuo ingresso a Gerusalemme fino al luogo della croce.

Per aiutarci ci fai partecipi anche oggi di questo popolo che si raduna attorno alla tavola della Parola e del pane di vita eterna. Poco prima della tua Passione hai voluto significarci la gioia di quella tavola quando a Betania ti sei seduto alla tavola di Simone il lebbroso. Ti sei seduto con un escluso, mentre una donna ti ha unto il capo con un unguento prezioso per significare l’unzione del tuo corpo sofferente e ferito della Passione e della croce. Un lebbroso e una donna, forse una di quelle peccatrici che ti seguiva, due esponenti di un mondo di esclusi, con i quali non mischiarsi. Essi rappresentano una parte importante della tua esistenza terrena, quando camminavi attorniato da pubblicani, malati, lebbrosi, donne e povera gente. Con loro sognavi un popolo in cui tutti potessero sedersi alla stessa tavola, la tua tavola, quella di una fraternità universale, dove nessuno sarebbe stato escluso. La tavola di Simone già ci faceva intravvedere un’altra tavola, attorno alla quale ti saresti radunato con i tuoi discepoli proprio prima del tuo arresto, quella cena che celebreremo il Giovedì Santo e che rinnoviamo ogni volta che ci raduniamo per la Liturgia Eucaristica.


Cari amici, ecco il popolo di Gesù, ecco la comunità della Chiesa: esclusi, malati, poveri e discepoli. Tutti attorno alla stessa tavola, quella della fraternità universale. Con questa immagine nel cuore, con questa visione, attirati dalla tenerezza del gesto di amore e di cura di quella donna e con Simone il lebbroso vorremmo accompagnare Gesù lungo le vie di questo mondo lastricate di croci: le vie delle guerre che tutto distruggono, quelle percorse dai profughi nel Mediterraneo e via terra dall’Asia all’Europa o attraverso le Americhe, le vie dello sfruttamento e dell’oppressione dei poveri e dei piccoli, della distruzione del creato, della corruzione  e della criminalità, della sofferenza dei malati e dell’abbandono degli anziani. Sì, Gesù, ti vediamo mentre con la tua croce porti le loro croci.

Chi ti aiuterà?  Dove sono i tuoi discepoli che proclamavano che non ti avrebbero mai abbandonato né tradito? Dove siamo noi, a volte impauriti e lontani dal tuo dolore? Eppure, siamo qui. Vorremmo seguirti come le donne lungo la via dolorosa o come Simone di Cirene aiutarti a portare la croce anche solo per un po’. Forse dovremmo tornare Simone – così chiamasti Simone che dormiva nell’orto degli ulivi - il discepolo degli inizi, da Pietro che spesso siamo, discepoli troppo sicuri di sé e del loro amore per te; dovremmo tornare come quei due Simone che ti hanno incontrato, il lebbroso e il cireneo, riconoscendo la nostra malattia e la nostra pochezza. È da lì che si parte. Eccoci, Signore! Non vorremmo andarcene, fuggire, anche se la sofferenza e la morte fanno paura. Vorremmo in questi giorni essere come la donna di Betania, prenderci cura con te di coloro che tu aiuti a portare la croce. Siamo fragili, pieni di paura, indecisi, egoisti, preoccupati. Ma ti preghiamo: dacci forza dalla croce perché non rinunciamo a stare con te, ad accompagnarti, perché possiamo compiere il passaggio verso la libertà e la gioia di vivere con te questi giorni. Sarà la nostra Pasqua. Ci uniamo perciò al centurione in quella professione di fede che diventa preghiera: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. E così ti seguiamo come il tuo popolo, attorniati anche noi dai tanti che soffrono e portano croci pesanti in questo mondo.

 

Amen

 

+ Ambrogio Vescovo

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Si legga anche l'articolo dedicato alla Settimana Santa 2021