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Foto Domenica palme
5 aprile 2020
Cattedrale - Frosinone
Trasmessa da ExtraTv

 

Care sorelle e cari fratelli,

Gesù oggi entra a Gerusalemme assieme ai discepoli e a una grande folla di gente, che grida con gioia: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli”. Anche se distanti, vorrei che ci unissimo tutti a questo canto gioioso di un popolo che segue Gesù, che entra nelle nostre città, nei nostri paesi, nelle nostre case, dove siamo separati da tempo; entra nella nostra vita, nelle nostre paure, nelle nostre incertezze. Cari amici, oggi Gesù vorrebbe dirci che vuole mettersi davanti a noi, guidarci, rassicurarci, dirci che non siamo allo sbando, non siamo senza futuro, non siamo abbandonati. Lui c’è!

È davanti a noi, ci vuole aiutare. Per questo si mette davanti, perché noi lo possiamo vedere e seguire per non perderci, non lasciarci sopraffattore dalla paura, perché possiamo farlo insieme come suoi amici che gioiscono della sua presenza. È il nostro re, un re umile, mite, portatore di pace, che ci fa luce con la sua Parola e ci guida con il suo amore. “La città fu presa da agitazione”, “fu scossa”, dice il Vangelo. Cari fratelli, la presenza di Gesù ci scuote, cioè fa sorgere in noi domande, come fece in quella città. Chi è costui? Quale forza possiede questo re mite? Come seguirlo, ascoltarlo? In questi giorni ci sembra impossibile seguire Gesù, abbiamo altri pensieri. Siamo presi da tante paure, tanti interrogativi. L’impossibilità a uscire, incontrarci, a condurre la nostra vita abituale, a celebrare assieme questo giorno così importante e la Settimana Santa, ci appesantisce. È il momento di metterci dietro a lui, è il momento di ascoltare la sua parola, di stare con lui, da oggi nel suo cammino di passione, morte e resurrezione.

La parola Pasqua, per gli ebrei, che in questi giorni la festeggiano in contemporanea a noi, ha a che fare con il “passaggio” dalla schiavitù alla libertà. Anche per ognuno di noi questi giorni possono essere un passaggio. Possono essere un passaggio, o almeno speriamo lo siano, per il nostro mondo, troppo pieno di egoismi, di poveri e soli. I re di questo mondo sono, a volte, il denaro e le armi, che generano separazione, ingiustizie, violenza: uomini che si combattono e uccidono per i loro meschini interessi. Tanti altri, in maniera più banale -ma il male è sempre banale!- si accontentano di difendere il loro benessere e il loro confine, senza rendersi conto che proprio questa pandemia ci insegna che il male se ne infischia dei confini.

Questa settimana dietro a Gesù, allora, può essere un passaggio decisivo per la nostra vita. Ma devi stare con lui! Non scappare, come fecero quei discepoli spaventati, davanti alla sua sofferenza e a quella degli altri! In questi giorni quanta sofferenza: quella dei malati, degli anziani, dei poveri, di tante famiglie in difficoltà, di chi si prende cura di loro… Aiuta Gesù a portare la croce, come Simone di Cirene! Con la Bibbia in mano, rileggendo i Vangeli della Passione, férmati sotto la croce, come le donne e Maria sua madre. Una riflessione, che trovate sul sito della diocesi, potrà esservi di aiuto. Solo così, se lo facciamo insieme, potremo accogliere la voce dell’angelo che ci dirà: “E’ risorto non è qui”.

Il Signore ci aspetta. Non tardare! Non aspettare un altro momento, non rimanere nella paura che ti fa chiudere nelle incertezze e nei dubbi. Vai, cammina con lui, e il Signore ti condurrà verso la vita, ti donerà la pace del cuore anche in questo momento difficile. Gesù per primo, anche nella sofferenza, si è abbassato fino a noi, si è fatto umile per servirci, aiutarci, salvarci. Nella sofferenza e nella distanza i cuori si possono aprire e avvicinare, liberi dalla paura. L’ho visto in questi giorni. Tanta solidarietà è emersa nel cuore delle persone, anche nel cuore di chi dice di non credere, da quelli da cui non te lo aspetteresti... È una domanda da raccogliere, sono persone di cui ricordarci, da coinvolgere nelle nostre realtà, per comunicare anche a loro il Vangelo della resurrezione. Mentre piangiamo la morte di tanti - e quanti anziani, soprattutto negli istituti, che già soffrivano per l’isolamento e la solitudine -, il Signore ci affida l’uno all’altro, come affidò la madre Maria al discepolo Giovanni, perché ci consoliamo e ci affidiamo a lui, morto e risorto per noi, lui, il re mite e umile di cuore, il re della pace. L’ulivo, che forse non tutti potremo avere nelle mani, sia nel nostro cuore e nella nostra vita come segno del passaggio decisivo per essere donne e uomini di pace, che diffondono in questo tempo di sofferenza e di pianto, il profumo della presenza amorevole del Signore nella vita del mondo, lui medico buone delle nostre anime, lui che asciuga le lacrime dei sofferenti e dei poveri. Incamminiamoci con Gesù verso il giorno della sua morte e resurrezione, per poter cantare il canto della vita, che libera dalla paura e vince la morte. Gesù ci aspetta, sta davanti a noi. E noi lo seguiamo, pieni di fiducia e speranza.


Amen.

+ Ambrogio Vescovo

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L'omelia ripresa:
- dall'Agenzia di Stampa SIR
- dal quotidiano Ciociaria Oggi
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