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Su "Il Fatto Quotidiano" di domenica 5 aprile 2020, il giornalista Francesco Antonio Grana raccoglie le esperienze e le iniziative "social" in vista della Settimana Santa (l'articolo completo è disponibile a questo link).
Tra gli intervistati anche il Vescovo Ambrogio Spreafico.


 

Lo streaming è finito, andate in pace. Da quando è iniziata la fase più acuta della pandemia di coronavirus, i fedeli sono costretti a seguire le messe attraverso tv e webCardinalivescovi e preti, anche di solito molto poco social, si sono dovuti aggiornare velocemente per poter restare connessi coi fedeli. Anche Papa Francesco ha deciso di far trasmettere in streaming la sua quotidiana messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta insieme agli Angelus domenicali e alle udienze del mercoledì. E ovviamente la Settimana Santa del 2020, per la prima volta nella storia, sarà interamente social. Ma come è possibile viverla con la stessa intensità senza la presenza fisica dei fedeli ai numerosi riti? All’inizio della Quaresima del 2019, monsignor Ambrogio Spreaficobiblista di fama internazionale, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale della Cei per l’ecumenismo e il dialogo, mise in guarda dal “peccato digitale”: “Chi mette ‘mi piace’ a un insulto si deve confessare”.

Gesù non aveva i social, – spiega monsignor Spreafico a ilfattoquotidiano.it – ma se ci fossero stati li avrebbe usati di certoVangelo infatti vuol dire buona notizia, l’opposto di una fake news. Condividiamo la sua parola sul web, perché stare con lui, pregare, leggere la Bibbia, dà pace al cuore, rende migliori, più umani. Ci dà speranza in questo tempo difficile, asciuga le lacrime del dolore e della solitudine, ci rende un popolo unito dal suo amore per tutti noi”. Il presule sottolinea che “anche Papa Francesco è rimasto sorpreso della creatività di tanti preti e laici per continuare a vivere la Chiesa, che vuol dire proprio ‘riunione, assemblea’, sia pure a distanza. Su di un sito, durante la preghiera, ho visto che si poteva perfino accendere una candela virtuale per i malati”.

“Spero che la Settimana Santa per i cristiani – sottolinea monsignor Spreafico – intensifichi questa preziosa opportunità, perché per la prima volta nella storia del nostro Paese non potremo viverla con le nostre comunità, ma dovremo seguirla da casa, in famiglia, oppure soli, come faranno tanti anziani. Seguire Gesù ci aiuterà a vivere meno isolati, in unità, cenando con lui in quella Pasqua triste ma allo stesso tempo carica di novità per l’umanità intera. Partecipando ai riti online, ascoltando le letture della passione e della resurrezione, torneremo a vivere quelle ore intense e drammatiche del Figlio di Dio, che non ha rinunciato ad amare fino alla fine, che si è opposto alla violenza della spada, che non ha voluto salvare se stesso, che ha detto a un delinquente, anche se non se lo meritava proprio: ‘Oggi sarai con me in paradiso!’”.

“Spero che la Settimana Santa per i cristiani – sottolinea monsignor Spreafico – intensifichi questa preziosa opportunità, perché per la prima volta nella storia del nostro Paese non potremo viverla con le nostre comunità, ma dovremo seguirla da casa, in famiglia, oppure soli, come faranno tanti anziani. Seguire Gesù ci aiuterà a vivere meno isolati, in unità, cenando con lui in quella Pasqua triste ma allo stesso tempo carica di novità per l’umanità intera. Partecipando ai riti online, ascoltando le letture della passione e della resurrezione, torneremo a vivere quelle ore intense e drammatiche del Figlio di Dio, che non ha rinunciato ad amare fino alla fine, che si è opposto alla violenza della spada, che non ha voluto salvare se stesso, che ha detto a un delinquente, anche se non se lo meritava proprio: ‘Oggi sarai con me in paradiso!’”.

Il presule evidenzia, inoltre, come “siamo stati costretti, a causa dell’epidemia, a stare separati, a distanza di sicurezza. Questo ha sconvolto la nostra vita quotidiana, inclusa quella dei fedeli che frequentano le nostre chiese. Banchi vuoti, niente catechismooratorio, nessuno scambio della pace. Forse mai come ora ci accorgiamo di quanto ci mancano gli altri, persino, talvolta, quelli che non ci stavano tanto simpatici o che, prima, avremmo evitato il più possibile. Non ci basta più vedere gli altri, immagine e somiglianza di Dio stesso, come dice la Genesi, solo attraverso uno schermo, sia pure ad alta definizione. Tutta la Bibbia, in effetti, è racconto di donne e uomini che incontrano, ascoltano, parlano, tra di loro e con Dio. I contatti umani offline, ora lo abbiamo chiaro, sono indispensabili alla convivenza e al benessere. Mai come oggi, credenti e non, italiani e stranieri, giovani ed anziani, sentiamo il bisogno di un ‘noi’. È stato sufficiente un virus venuto da lontano per abbattere ogni muro e confine, anche quelli che piacciono ai ricchi per difendersi dai poveri. È stato un contagio globale velocissimo. Sarebbe bello se oggi scoprissimo finalmente che i confini non servono. Per questo, impariamo a sfruttare l’aspetto più positivo dei social non per arroccarci sulle nostre idee, disprezzando chi non la pensa come me, chi non è la mia fotocopia digitale, ma per aiutarci, sostenerci, incoraggiarci, darci speranza”.