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quaresima 2014Domenica scorsa, II di Quaresima, mons. Spreafico ha iniziato la visita pastorale della diocesi: le prime comunità interessate saranno, fino al 13 marzo, quelle della Vicaria di Ceprano. Ecco il testo dell'omelia (Gn 15,5-12.17-18; Fil 3,17-4,1; 9,28b-36)

Care sorelle cari fratelli,

è con grande gioia che inizio con voi la visita pastorale nella nostra Diocesi. Sono qui tra voi e con voi nel popolo santo di Dio che rappresentiamo in questa porzione di Chiesa, non soli, non isolati, ma uniti a tutta la Chiesa respirando il suo spirito di universalità.

Vorrei dirvi innanzitutto il senso di questa visita pastorale: riscoprire la gioia e la bellezza di essere cristiani in un popolo, in una comunità, non individui che vivono separati come se la vita cristiana fosse una questione privata che ognuno si gioca con Dio, magari il suo Dio, fatto a propria immagine. E’ la tentazione del nostro mondo individualista, che propone ogni giorno di vivere per se stessi e di cercare il proprio interesse. Sento forte questa appartenenza a un popolo, il noi della Chiesa, corpo di Cristo, che si manifesta nel nostro essere insieme questa sera per iniziare un itinerario di incontro, di riflessione, di preghiera, perché le nostre comunità possano riscoprire la gioia di un Vangelo che è speranza e forza di cambiamento, sorgente di unità e di pace in un mondo di divisioni e di guerre. Vorrei oggi aiutarvi a vivere in questo spirito attraverso tre suggerimenti.

Primo. Nella visita pastorale ci accompagnerà la riflessione sulla Lettera Pastorale e sulla Evangelii Gaudium, seguendo la richiesta che Papa Francesco ha fatto alla Chiesa italiana al Convegno Ecclesiale di Firenze quando ha detto: “Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno (- di una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza-), permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio”. Per questo tutte le vicarie della diocesi si stanno muovendo nella direzione di questo invito. Vorrei incoraggiarvi a compiere questo sforzo di riflessione che ci aiuterà ad essere segno credibile della misericordia di Dio.

Secondo. Il Vangelo di oggi ci aiuta a compiere questa riflessione donandoci uno sguardo nuovo. Gesù ci porta fuori dal nostro piccolo mondo, da un modo abituale e scontato di vivere e di guardare a noi stessi e agli altri. Ci porta sul monte, come portò quel giorno Pietro, Giacomo e Giovanni. E’ il monte della Quaresima, il monte della preghiera, dove possiamo stare con Lui, ascoltarlo, gioire della sua presenza, contemplare la sua bellezza. Sì, cari amici, “è bello anche per noi stare qui”, come lo fu per quei discepoli. Ma non sempre e non subito lo capiamo. Anche noi siamo presi dal sonno dell’abitudine, della scontentezza, della ripetizione di noi stessi. Gesù si trasfigura, appare nella sua bellezza, come ogni volta che celebriamo la Liturgia Eucaristica, ma spesso è come se dormissimo, perché presi dalla stanchezza e dalla fatica, dal fare, dai pensieri, dall’abitudine a ripetere riti e devozioni senza gustare il dono che riceviamo, senza gioire della presenza di Gesù. Tuttavia la bellezza di Gesù, la forza della Parola di Dio, rappresentata da Mosè ed Elia, ci risvegliano e così cominciamo a vedere con i discepoli “la sua gloria e i due uomini che stavano con lui”. E’ quanto capita a noi. Arriviamo qui con i nostri pensieri, le nostre abitudini, il nostro affanno, ma quando alziamo gli occhi da noi stessi e apriamo il cuore per ascoltare, cominciamo a vedere Gesù, capiamo il valore di stare con lui, di essere nel suo popolo, e allora tutto cambia. Ci accorgiamo che stare con Gesù cambia la vita, trasfigura anche noi, i nostri sentimenti, pensieri, abitudini, ci rende felici. Dal monte cominciamo a vedere in maniera diversa la vita, gli altri, ma anche noi stessi, con uno sguardo profondo, meno scontato, libero dall’abitudine a giudicare gli altri, dalla malevolenza, dalle chiacchiere. E’ lo sguardo che Gesù ci dona dal monte dove ascoltiamo la sua parola. Vorremmo perciò avere sempre questo sguardo e gioire per la presenza del Signore nella nostra vita.

E’ lo stesso sguardo a cui Dio invitò Abramo: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle”, - e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia”. Vorrei che questo fosse lo sguardo di ognuno di noi, uno sguardo largo, capace di vedere oltre noi stessi il mondo nelle sue sofferenze. Pensate al disastro della guerra in Siria, ai morti, alla distruzione di intere città, ai profughi (circa 4 milioni). Pensate alla povertà, allo sfruttamento e alla schiavitù di tanti bambini, delle donne, ai viaggi di speranza dei profughi, molti dei quali muoiono nel mare. Pensate anche in mezzo a noi alla solitudine degli anziani, al bisogno di chi ha perso il lavoro e di chi vive senza il necessario. Guardiamo anche con amore questa nostra terra, inquinata dall’egoismo, dalla corruzione, dalla sete di denaro che ne ha deturpato e rovinato la bellezza, ma anche dall’indifferenza di chi sa solo lamentarsi e criticare senza lottare personalmente per il bene. Ringrazio tutti coloro che in modi diversi nelle vostre comunità e nei luoghi dove vivete si offrono per aiutare gli altri, per visitare gli anziani, per sostenere le persone in difficoltà, per rispondere alle numerose necessità di tanta gente. Grazie davvero per il vostro generoso impegno. A volte, davanti ai tanti problemi che incontriamo e alla violenza del mondo, potremmo farci prendere dalla paura, dalla rassegnazione e dal pessimismo. Dove troveremo, cari amici, le risorse e la forza per continuare ad avere uno sguardo largo e per essere sempre generosi nella solidarietà e nell’amicizia? Signore, donaci perciò il tuo sguardo!

Infine, ed è l’ultimo suggerimento che vi lascio. Il vangelo ci racconta che, dopo la trasfigurazione, “una nube coprì i discepoli”. E’ anche la nube che seguiva il popolo di Israele nel deserto per proteggerlo e guidarlo. Essa fa ombra, protegge. E’ la nube della protezione di Dio, della sua misericordia e del suo amore. Non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo dare ragione a chi dice che non si può far niente per cambiare il mondo, per rispondere al bisogno di tanta gente. Lasciamoci coprire da quella nube, perché da essa esce la voce di Dio che dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Care sorelle e cari fratelli, questi giorni che iniziamo insieme sono un’occasione preziosa per ascoltare il Signore che ci parla e per ascoltarci tra noi con attenzione e umiltà. Prendiamo in mano ogni giorno la Bibbia, la Parola di Dio, meditiamola, preghiamo con essa, soprattutto con i Salmi. Così ascolteremo Gesù e impareremo a pregare, ad avere il suo sguardo, a riflettere con gli altri, a rispondere alle tante domande del mondo. Io lo farò con voi, con i sacerdoti, con le vostre comunità, a cominciare dalla persone più deboli, come gli anziani e i malati, che voglio andare a visitare. Soprattutto vi chiedo di pregare per la pace nel mondo, e in particolare in Siria, perché cessi ovunque la violenza. Pregate personalmente ogni giorno e nelle vostre comunità durante la Messa della domenica.  Chiedo con voi al Signore di aiutarci in queste settimane prima della Pasqua a camminare insieme come il suo popolo, la sua comunità, protetti dalla nube della sua misericordia. Ringrazio il Signore con tutti voi di essere parte di questo popolo. La Vergine Maria, Madre della misericordia, ci aiuti a incontrare Gesù per rinnovare la nostra vita e rendere più bella e umana la terra in cui viviamo. Amen

  

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